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Scatti di scena

Note di regia

Carlo Carlei

In una terra in cui l'assenza costante di vigilanza da parte dello Stato ha scolpito vizi come sfiducia e indolenza nel DNA di un popolo altrimenti onesto e orgoglioso, Bene e Male si scrutano, si sfidano, si combattono e forse si nutrono l'uno dell'altro senza però mai venire veramente a patti.

Quando ho letto IL GIUDICE MESCHINO, ho capito immediatamente che era un'occasione unica per tornare a lavorare in Calabria, vent'anni dopo LA CORSA DELL'INNOCENTE, il mio primo film. Il bel libro di Mimmo Gangemi parlava la mia lingua, mi restituiva volti, dinamiche, suggestioni ed atmosfere che albergavano la mia memoria come fantasmi familiari e in più aveva il coraggio di affrontare temi attualissimi e scottanti.

Il racconto della redenzione del Giudice Lenzi che si sottrae alla  "meschinità" di chi si e' arreso, avendo perso fiducia nel proprio ruolo, e poi invece rialza la testa trovando il coraggio di fare il proprio dovere, vuole essere una parabola per tutti quelli che sono stanchi di subire passivamente ingiustizia e corruzione, malaffare e criminalità.

Fare il proprio dovere, a qualsiasi costo. Questo e' il messaggio che il giudice Maremmi lancia al suo amico e collega Alberto Lenzi prima di morire e questo e' quello che Lenzi farà, rischiando tutti i suoi affetti e le sue sicurezze, pur di far si che la giustizia trionfi.

Per un personaggio come Lenzi, vero, sanguigno, tormentato ma anche ricco di una sensibilità e di un orgoglio ferito ma mai morto, non avrei potuto trovare alcun attore migliore di Luca Zingaretti. La sua grande umanità, l'onesta' e l'impegno che guidano tutte le sue scelte nella vita fanno di lui un interprete perfetto per il Giudice.

In questo viaggio alla scoperta della verità, Lenzi ha un alleato del tutto unico:

Don Mico Rota (magnificamente interpretato da Maurizio Marchetti), vecchio boss della 'Ndrangheta, che rappresenta invece la "coscienza sporca" del Sud.

Come un vecchio leone in gabbia che ha dovuto abdicare il suo potere a favore di gente ancora più priva di scrupoli di lui, Don Mico ha le sue personali motivazioni per regalare "perle di saggezza" al Giudice. Tuttavia anch'egli rimane disgustato di fronte alla totale amoralità dei suoi successori, che lucrano sulla salute della loro stessa gente, compiendo l'atto forse più abbietto che si possa immaginare, quello di avvelenare la propria terra pur consapevoli delle terribili conseguenze che ne deriveranno.

Questo ritorno in Calabria e' stato per me un viaggio indimenticabile in una terra bellissima e aspra, abitata da persone oneste e orgogliose, che purtroppo pagano lo scotto di convivere fianco a fianco con una manciata di pecore nere che col loro comportamento criminale ne mettono a repentaglio tranquillità e sicurezza, benessere fisico e morale, alimentando pregiudizi ingiusti e inaccettabili.

Mi auguro di cuore che l'esempio di tutte le persone oneste, di magistrati e uomini delle forze dell'ordine che ogni giorno si impegnano a fare il proprio dovere, faccia da sprone e rappresenti una fortissima motivazione perché le nuove generazioni si riapproprino di un senso civico che li faccia difendere ad ogni costo la terra in cui vivono e in cui vivranno i figli dei loro figli.

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